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Hai dubbi su come scegliere, installare o mantenere in efficienza il tuo impianto termoidraulico? In questa sezione trovi guide pratiche e approfondimenti utili per orientarti nel mondo della climatizzazione e del riscaldamento. Dai bonus fiscali agli incentivi statali, dalle normative alle istruzioni per l’uso, ogni articolo ti accompagna passo dopo passo con consigli chiari, linguaggio semplice e contenuti sempre aggiornati.

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Le caldaie a condensazione per riscaldamento ed ACS - Climamarket
02/03/18

Le caldaie a condensazione per riscaldamento ed ACS

A cura di Ing. Alfredo Marrocchelli La caldaia a condensazione è oggigiorno l’apparecchiatura di riferimento per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria nelle nostre abitazioni. L’utilizzo di questo tipo di caldaie è peraltro obbligatorio in forza delle disposizioni della direttiva europea ERP (Energy Related Products). Un obbligo che trova ampie giustificazioni in una serie di vantaggi evidenti e nelle prestazioni decisamente superiori di questo tipo di caldaie rispetto a quelle tradizionali. Perché la caldaia a condensazione I tipici combustibili gassosi utilizzati nelle caldaie sono il metano (CH4) ed il GPL (miscela di propano C3H8 e butano C4H10); tutti combustibili che contengono sia il carbonio C, sia l’idrogeno H. È la presenza di idrogeno nel combustibile che permette il funzionamento della caldaia a condensazione: quando il metano brucia l’idrogeno presente, combinandosi con l’ossigeno, forma, infatti, vapore d’acqua, H2O. Nelle vecchie caldaie tradizionali i fumi erano scaricati nel camino a temperature tali (da 80 °C fino a 150 °C ed oltre) che il vapore d’acqua non potesse mai condensare (cioè passare in fase liquida) all’interno della caldaia o nel camino; in questo modo si evitava che la presenza di acqua condensata (e acida) potesse corrodere le tubazioni della caldaia e portare, rapidamente, alla sua messa fuori servizio. Questo modo di funzionare aveva, però, un elevato costo energetico perché una parte significativa del calore prodotto dalla combustione serviva a mantenere i fumi caldi (e quindi l’acqua presente nei fumi in forma di vapore) e non contribuiva, invece, a riscaldare l’acqua dell’impianto di riscaldamento. Tutto è cambiato con lo sviluppo della caldaia a condensazione: grazie a nuovi materiali più sofisticati, quali speciali acciai inossidabili e le leghe di alluminio e magnesio, la corrosione acida da condensa non è più un problema e quindi si può fare funzionare la caldaia in modo che gran parte del vapore d’acqua presente nei fumi possa condensare (passare in fase liquida) cedendo l’energia in eccesso all’acqua del circuito di riscaldamento e così contribuendo all’effetto utile del riscaldamento. Di qui deriva anche un altro aspetto caratteristico delle caldaie a condensazione: poiché i fumi di combustione da scaricare all’esterno sono ora a bassa temperatura (tipicamente tra 40 e 70 °C) non è possibile il funzionamento a tiraggio naturale ed è, invece, sempre necessaria la presenza di un ventilatore che fornisca ai fumi la prevalenza necessaria ad attraversare sia la caldaia sia il camino. Caldaia a condensazione ad alta efficienza energetica Per sfruttare al meglio il recupero di energia in una caldaia a condensazione è anche necessario assicurare un funzionamento che controlli, in modo preciso, le quantità di combustibile e di aria comburente da immettere nella camera di combustione: l’aria comburente in eccesso deve, infatti, essere limitata ad un valore pari a circa il 30 % di quella teoricamente necessaria e questo in tutto il campo di funzionamento della caldaia. Maggiore la presenza di aria in eccesso nella combustione e minore sarà la capacità di condensare il vapore d’acqua dai fumi e quindi minore il rendimento della caldaia. Il controllo fine della portata di aria comburente è stato reso possibile dalle sofisticate schede elettroniche di controllo e dall’adozione di ventilatori con motori elettrici a velocità variabile. Caldaia a condensazione e la regolazione dell’impianto di riscaldamento Il rendimento di funzionamento di una caldaia a condensazione è tanto maggiore (e quindi i consumi sono tanto più bassi) quanto minore è la temperatura di ritorno in caldaia del fluido termovettore: è quindi importante accoppiare in modo corretto la caldaia con i corpi scaldanti. Proprio per migliorare questo aspetto tutte le caldaie a condensazione di elevate prestazioni hanno incorporata, nella scheda elettronica, una funzione di regolazione climatica che prevede la presenza di una sonda esterna di temperatura: in pratica, la temperatura del fluido termovettore inviato ai corpi scaldanti viene modificata, in tempo reale, per tenere conto del variare della temperatura dell’ambiente esterno. Questo fa sì che nelle stagioni intermedie del riscaldamento la temperatura di ritorno in caldaia sia particolarmente bassa, quindi rendimento particolarmente alto, quindi consumi davvero molto ridotti. E consumi ridotti significa anche minori quantità di inquinanti gassosi emessi nell’atmosfera e maggiore rispetto per l’ambiente. Un altro aspetto che caratterizza le caldaie a condensazione avanzate è l’utilizzo, a bordo macchina, di circolatori del tipo ad inverter, a velocità di rotazione variabile, con la possibilità di regolare in modo ottimale il funzionamento idraulico del circuito scegliendo opportunamente la curva di prevalenza del circolatore tra quelle disponibili. E questo assicura sia il funzionamento corretto dei circuiti a portata variabile (per esempio con valvole termostatiche) sia un significativo risparmio energetico di energia elettrica (che, ricordiamo, costa circa tre volte di più della stessa quantità di energia ricavata dal combustibile). Prestazioni Una caldaia a condensazione alla potenza nominale, con acqua in ingresso a 60 ° C ed acqua in uscita ad 80 °C, ha un rendimento utile di circa il 97÷98 % (in queste condizioni non c’è condensazione); una caldaia due stelle di vecchia tecnologia (non a condensazione), nelle stesse condizioni, aveva un rendimento utile di circa il 91÷92 %. Ma quando le condizioni di funzionamento della caldaia permettono la condensazione, per esempio acqua in ingresso a 30 °C ed acqua in uscita a 40 °C, allora il rendimento utile diventa di circa il 104 % (riferimento il potere calorifico inferiore, PCI). Una condizione di funzionamento questa che si può verificare, per esempio, quando la caldaia è accoppiata con pannelli radianti a pavimento o quando, in presenza di regolazione climatica, si utilizzano ventilconvettori o radiatori a bassa temperatura di funzionamento e si è nei mesi meno freddi della stagione di riscaldamento. E quando la potenza richiesta alla caldaia dall’impianto di riscaldamento si riduce, per esempio al 30 % del valore massimo, tale rendimento utile diventa ancora maggiore e pari a circa 108÷109 %, valori davvero eccezionali rispetto alla vecchia tecnologia tradizionale. Nella direttiva ERP tali aspetti sono riassunti nella classe energetica che si riferisce al valore di efficienza energetica stagionale del riscaldamento, indicato con ηs; tale parametro ηs tiene conto, in modo convenzionale, sia del fatto che la caldaia funzionerà solo per una piccola parte del tempo della stagione di riscaldamento alla potenza massima e per il resto funzionerà a potenza ridotta, sia di fattori correttivi legati al consumo di energia elettrica degli ausiliari, alla dispersione di energia in stand by ed al consumo energetico del bruciatore. In altre parole ηs è un valore che descrive meglio le prestazioni effettive della caldaia nel funzionamento su un reale impianto di riscaldamento, prestazioni che sono necessariamente diverse da quelle misurate nel laboratorio di prova del costruttore. Caldaia per riscaldamento a condensazione in classe A significa che il valore di ηs è compreso nell’intervallo da 90 a 98 % mentre la classe A+ è caratterizzata da valori di ηs compresi nell’intervallo da 98 a 125 %. Ritorno economico La sostituzione di una vecchia caldaia autonoma a gas con una moderna caldaia a condensazione in classe A oppure A+, in un impianto basato su radiatori tradizionali, è in grado di fare risparmiare circa il 30 % del combustibile. Un tale intervento può anche usufruire dell’agevolazione fiscale per intervento di risparmio energetico del 50 o del 65 %, in funzione del tipo di sistemi di termoregolazione che saranno installati. In tali casi il tempo di ritorno semplice dell’investimento è, tipicamente, nell’intervallo tra due e tre anni. Scopri tutti i prodotti su Climamarket.it

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Stufe a pellet per termosifoni - Climamarket
30/01/18

Stufe a pellet per termosifoni

Quando si è alla ricerca di un sistema di riscaldamento efficiente, economico e dalla manutenzione semplice, le stufe a pellet da utilizzare come riscaldamento per termosifoni sono la soluzione più indicata. Le termostufe possono fare senza problemi le veci di una caldaia, riuscendo a riscaldare velocemente l’intero appartamento e a produrre anche acqua calda sanitaria. Una termostufa a pellet permette di ottenere notevoli risparmi economici perché il pellet è un biocombustibile che fa parte delle biomasse e ha prezzi molto bassi; l’uso della termostufa è facile perché il funzionamento automatico può essere programmato o mediante un comando già presente sul prodotto o un cronotermostato secondario da acquistare separatamente. Come collegare la stufa a pellet ad un impianto di riscaldamento esistente Quando viene installata singolarmente, la stufa a pellet riesce a riscaldare soltanto la stanza in cui si trova. Si tratta di una soluzione che può essere soddisfacente, ma spesso si può intervenire per sfruttare al meglio il calore. Poiché il calore si estende solo per pochi metri, nella maggior parte dei casi, la stufa a pellet non è in grado di riscaldare l’intera casa e deve quindi essere usata per alimentare un impianto di riscaldamento. La buona notizia è che è possibile collegare la stufa a pellet con i termosifoni, indirizzando il calore in tutta la casa. Per farlo, è necessario mettere in comunicazione la stufa con l’impianto di riscaldamento. Si fa in pochi passaggi, collegando la stufa all’impianto di riscaldamento domestico: in questo modo la stufa riscalda l’acqua dell’impianto di riscaldamento e la indirizza ai termosifoni, come se fosse una normale caldaia. Grazie a questo sistema, la stufa riesce a produrre sia l’acqua calda usata dai termosifoni, che l’acqua calda sanitaria. Le termostufe si possono collegare sia agli impianti dotati di termosifoni sia, con gli opportuni accorgimenti, agli impianti con riscaldamento radiale a pavimento. Per il corretto smaltimento dei fumi, la stufa a pellet deve essere collegata ad una canna fumaria preesistente oppure ad una canna fumaria dedicata che, secondo la normativa vigente, deve essere prolungata fino al tetto. Quale stufa a pellet scegliere Per scegliere la giusta stufa a pellet dovrai prima di tutto decidere in che modo usarla. Se hai bisogno di una stufa per riscaldare una singola stanza, come un rustico o una piccola mansarda, potrai trovare ottime soluzioni tra le stufe a pellet tradizionali. Se invece desideri riscaldare l’intera casa, hai bisogno di stufe a pellet per termosifoni, ovvero le termostufe. Il secondo aspetto da considerare è la potenza della stufa, che dipenderà sia dalla dimensione della casa da riscaldare sia dal suo grado di isolamento termico. Il dimensionamento approssimativo della potenza della stufa non è difficile e si effettua in base ad alcuni fattori. A parità di metri quadrati, una casa ben isolata necessita di una potenza inferiore rispetto a quella necessaria a riscaldare una casa meno efficiente sul piano energetico, dal momento che ci sarà una minore dispersione del calore. In linea di massima, per farsi un’idea del fabbisogno energetico della casa, bisogna moltiplicare i metri cubi dell’abitazione per un coefficiente termico compreso tra 30 e 40 W/mc, variabile a seconda della zona climatica, dell’esposizione, dell’isolamento, della qualità degli infissi o comunque in generale in base alla classe di efficienza energetica dell’edificio. Il valore di 30 W/mc andrà associato al riscaldamento di abitazioni con un profilo energetico ottimale, mentre il valore di 40 W/mc a quello di edifici con un profilo energetico peggiore, passando per tutti i valori intermedi. Il prodotto della moltiplicazione è espresso in kcal: per ottenere una stima dei kw necessari bisogna dividere questo numero per 862. Visita l’ecommerce e contatta Climamarket.it per conoscere i migliori modelli di stufe a pellet per termosifoni e trovare la soluzione corretta per riscaldare adeguatamente e in maniera efficiente la tua casa.

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