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Hai dubbi su come scegliere, installare o mantenere in efficienza il tuo impianto termoidraulico? In questa sezione trovi guide pratiche e approfondimenti utili per orientarti nel mondo della climatizzazione e del riscaldamento. Dai bonus fiscali agli incentivi statali, dalle normative alle istruzioni per l’uso, ogni articolo ti accompagna passo dopo passo con consigli chiari, linguaggio semplice e contenuti sempre aggiornati.

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Acqua calda senza gas: ecco come - Climamarket
30/01/24

Acqua calda senza gas: ecco come

Come si fa a scaldare l'acqua senza gas? Scopri tutte le soluzioni per avere acqua calda senza caldaia nella tua casa. Per molte famiglie italiane, il metodo più utilizzato per avere sempre a disposizione in casa acqua calda sanitaria è ancora ricorrere alla classica caldaia alimentata a gas. Un dispositivo che si è certamente evoluto nel tempo, con i vari produttori a proporre modelli altamente efficienti e a basso impatto ambientale, ma che resta comunque caratterizzato dall'elevata emissione di anidride carbonica e ossido d'azoto nell'atmosfera. Oggi, con i temi dell'ecosostenibilità e del riscaldamento globale ad essere quanto mai attuali, è importante rivolgersi ad alternative più green che ci permettono di produrre acqua calda sanitaria senza gas; e di ricorrere quindi a fonti di combustione diverse e "amiche dell'ambiente". Ma come è possibile avere acqua calda senza caldaia? E come si fa a riscaldare l'acqua senza scaldabagno? Le risposte in questo approfondimento curato dagli esperti Climamarket, con un focus particolare sui tanti sistemi alternativi che consentono di ridurre l’impatto ambientale e allo stesso tempo di beneficiare di un significativo risparmio in bolletta. Come scaldare l'acqua senza caldaia: le soluzioni alternative Come già detto, produrre acqua calda sanitaria senza gas è possibile. Grazie ai progressi tecnologici, e all'impiego di fonti di energia più pulite ed economiche, chi sta costruendo la sua casa o vuole rinnovare la sua abitazione può infatti orientarsi su soluzioni più ecosostenibili, eliminando la caldaia tradizionale o lo scaldabagno alimentato a metano. Riscaldare l'acqua calda sanitaria con le pompe di calore Per avere acqua calda senza caldaia, e quindi senza l'impiego di gas, un primo sistema efficace coinvolge la pompa di calore. In tal senso, alla classica pompa di calore per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti viene aggiunto un apposito serbatoio di accumulo, adibito proprio alla produzione di acqua calda ad uso sanitario. Si tratta di una soluzione particolarmente efficace, e che ci permette di contenere consumi ed emissioni nocive. In pratica, il circuito di riscaldamento e quello per scaldare l’accumulo sono separati: in questo modo, durante la stagione estiva la pompa di calore va a riscaldare l’accumulo di acqua senza che il circuito di riscaldamento si attivi, consumando solo l'energia necessaria (che viene ricavata sfruttando il potenziale termico presente in loco). Riscaldare l'acqua calda sanitaria con le stufe a pellet Un altro approccio che risponde alla domanda "come scaldare l'acqua senza gas" è senza dubbio investire in una stufa a pellet idro, come quelle proposte nel catalogo online di Climamarket. Sono dispositivi ad alta tecnologia e assolutamente ecologici che si adattano a diversi contesi abitativi, e che generano calore attraverso la combustione del pellet; collegandoli all'impianto di riscaldamento preesistente, riescono a scaldare l’acqua sanitaria in cucina e in bagno, e a produrre calore per i termosifoni o per il riscaldamento a pavimento. Le moderne stufe a pellet idro trasferiscono circa l'80% del calore sfruttando dei tubi immersi nell'acqua (detti tubi di scambio-calore), al cui interno circolano i fumi di combustione direzionati da un'apposita ventola. In più, la presenza di un sistema di gestione elettronico garantisce piena autonomia dell'apparecchio per l'accensione e lo spegnimento, regolando al tempo stesso il consumo di pellet in base all'utilizzo effettivo. Riscaldare l'acqua calda sanitaria con lo scaldabagno elettrico Anche lo scaldabagno elettrico (praticamente il classico boiler elettrico a resistenza) è un impianto pensato per la produzione di acqua calda sanitaria senza gas. Nonostante sia un apparecchio piuttosto economico, non è però la soluzione più oculata sul lungo periodo, perché le resistenze tendono a consumare molta energia elettrica. Può essere un'alternativa valida solo nelle case che utilizziamo per le vacanze, in ufficio o in negozio, in cui l'acqua calda viene utilizzata solo sporadicamente. In caso contrario, meglio pensare ad un sistema più ecologico e più leggero per quanto riguarda le spese in bolletta. Riscaldare l'acqua calda sanitaria con l'impianto solare termico Infine, si può scaldare l'acqua calda sanitaria senza gas sfruttando una fonte di energia rinnovabile, inesauribile e pulita come il sole. Grazie ad un impianto fotovoltaico, da progettare secondo le esigenze della casa e di chi la abita, è possibile produrre energia elettrica con il sole, per alimentare una pompa di calore che produrrà e accumulerà l'acqua calda sanitaria. In questo modo si aggireranno i limiti di un impianto solare termico, riscaldando l'acqua anche in inverno e nelle giornate in cui le condizioni climatiche non sono favorevoli. Per funzionare, un impianto di questo tipo utilizza dei pannelli solari, ovviamente installati in una zona sufficientemente soleggiata, e un serbatoio di accumulo. Nei pannelli scorre dell’acqua che viene riscaldata dai raggi solari: una volta fatta passare nell’accumulo, andrà a scambiare calore con l’acqua calda sanitaria, subito disponibile e tutti i giorni dell'anno.

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Microclima nei luoghi di lavoro: cos’è e come evitare il rischio - Climamarket
26/01/24

Microclima nei luoghi di lavoro: cos’è e come evitare il rischio

Che cos'è il rischio microclima nei luoghi di lavoro? E come prevenire questo pericolo? Scopri di più con gli esperti Climamarket.   Secondo il d.lgs. 81/08 (Testo unico per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro), il datore di lavoro è sempre tenuto a individuare, analizzare e valutare tutti i rischi presenti sul luogo di lavoro, in modo da salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Tra i rischi di tipo fisico vi è anche il cosiddetto microclima degli ambienti di lavoro, un aspetto che non può e non deve essere trascurato. Soprattutto negli ultimi anni, si è infatti ampiamente dimostrato che condizioni microclimatiche non ottimali, come possono essere sbalzi eccessivi di temperatura, umidità o correnti d'aria, hanno un impatto concreto tanto sulle condizioni di salute dei collaboratori quanto sulla loro produttività; e di conseguenza su tutte le performance aziendali. Ma cosa si intende esattamente per microclima? E che cos'è il rischio microclima nei luoghi di lavoro? Scopriamolo in questo approfondimento di Climamarket, assieme alle principali misure di prevenzione e protezione per questa tipologia di pericolo. Cos'è il microclima negli ambienti di lavoro e perché è importante Ancora prima di analizzarne cause e rischi, è fondamentale andare a definire cosa si intende per microclima sul luogo di lavoro. Stando alla normativa, per microclima si intendono quei fattori fisici ambientali che, assieme all'abbigliamento di un soggetto e ai suoi parametri relativi all'attività fisica e metabolica, vanno a determinare gli scambi termici che intercorrono tra i lavoratori e l'ambiente lavorativo. Nell'ambito lavorativo, condizioni microclimatiche adeguate sono un requisito fondamentale per la salute e il benessere dei lavoratori, perché hanno un effetto diretto sulla qualità dell'aria indoor e più in generale degli ambienti in cui si lavora. Al contrario, una condizione di mancato comfort termico rischia di influenzare negativamente le funzioni vitali dei lavoratori e le loro prestazioni lavorative. Microclima e diversi tipi di ambienti di lavoro Stabilito cos'è il microclima, è possibile fare una distinzione tra diversi tipi di ambienti di lavoro proprio in base alle condizioni microclimatiche presenti. In particolare, abbiamo: ambienti di lavoro moderati, in cui vi è la possibilità di migliorare le condizioni e raggiungere il comfort termico (ad esempio tramite impianti di condizionamento e deumidificazione, o integrando impianti VMC per la ventilazione meccanica controllata); ambienti severi caldi o freddi, in cui non possono essere garantite condizioni ottimali (pensiamo alle celle frigorifere) e in cui è necessario mettere in atto tutte le manovre del caso per assicurare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Pare dunque evidente che le misure di prevenzione e protezione previste dalla normativa non possono essere tutte uguali, ma variano a seconda del luogo di lavoro e della specifica attività lavorativa che vi viene svolta, così come in base alle condizioni tecniche presenti nell'ambiente. Cause del microclima e rischi per i lavoratori Il microclima, anche sui luoghi di lavoro, è determinato da fattori ben precisi. A rendere un ambiente lavorativo confortevole o meno contribuiscono infatti la temperatura dell'aria, la temperatura media radiante, la velocità dell'aria e l'umidità relativa. Non solo, bisogna considerare anche specifici parametri individuali, come l'attività metabolica dell'individuo, la resistenza termica dell'abbigliamento indossato e la tipologia di mansione svolta. Come già detto, un discomfort ambientale può avere un impatto significativo tanto sul benessere fisico e psicologico dei lavoratori quanto sull'economia dell'intera azienda. Pensiamo ai diversi malesseri fisici a carico di apparato respiratorio, muscolo-scheletrico e gastro-intestinale, o alla cosiddetta Sick Building Syndrome (o sindrome da edificio malato), che può portare a conseguenza anche gravi per l'organismo. Nel caso non fosse possibile intervenire per modificare la temperatura di un ambiente e/o il suo livello di umidità con i dispositivi più adeguati, sarà necessario preservare i lavoratori dall'esposizione a condizioni microclimatiche non ottimali o pericolose, adottando precise misure correttive e dispositivi personali di protezione. Valutazione del microclima: come eseguirla secondo la normativa Il già citato d.lgs. 81/2008 include il microclima nei luoghi di lavoro tra gli agenti di rischio fisico per i lavoratori. Proprio per questo, il datore di lavoro è tenuto alla valutazione di ogni rischio per la salute e la sicurezza del personale, e dovrà mettere in pratica tutte quelle misure preventive e protettive utili a minimizzare tale rischio. La normativa vigente, assieme alle direttive dell'INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro), definisce come deve essere eseguita la valutazione del microclima negli ambienti di lavoro. Prima di tutto, si tratta di una valutazione che va fatta con cadenza quadriennale e in almeno due diverse stagioni (estate e inverno), andando a misurare parametri sia di tipo ambientale che individuale. Allo stesso modo, per determinare precisamente le condizioni di rischio microclimatico in un ambiente lavorativo, bisogna utilizzare strumenti certificati e correttamente tarati. Grazie a queste indagini, sarà possibile verificare l'efficienza degli impianti di riscaldamento e raffreddamento, e l'efficacia di eventuali sistemi di trattamento dell'aria. Non solo, la valutazione del microclima permetterà di verificare la presenza di eventuale rischio microclimatico per i lavoratori, e di individuare le misure più adeguate da adottare per andarlo a limitare. Rischio microclima: le misure di prevenzione e protezione Per garantire ai lavoratori le condizioni di benessere adeguate, e limitare il più possibile tutti i rischi associati al microclima sul posto di lavoro, la normativa prevede che tutti i luoghi di lavoro siano dotati di un impianto di areazione efficiente, e che sia oggetto di una manutenzione periodica per evitare di esporre i lavoratori a correnti d'aria diretta. Per legge, nell'ambiente di lavoro deve anche essere regolata adeguatamente la temperatura, tenendo conto delle attività di lavoro svolto e degli sforzi fisici richiesti ai dipendenti. Lo stesso vale per il grado di umidità, che va sempre tenuto sotto controllo e regolato in base alle esigenze tecniche del lavoro. Esistono comunque altri tipi di interventi che consento di limitare o addirittura eliminare i rischi dovuti a condizioni microclimatiche avverse. È ad esempio buona norma ridurre o aumentare la ventilazione dei locali, potenziare l'impianto di riscaldamento e raffrescamento, isolare le fonti di calore, dotare gli impianti di termostati, evitare di affollare troppe macchine e personale in pochi locali, o ancora adottare dispositivi che riducano al minimo lo scambio termico tra interno e esterno, compatibilmente con le esigenze di sicurezza.

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Scopri come calcolare la classe energetica della tua casa - Climamarket
23/01/24

Scopri come calcolare la classe energetica della tua casa

Quali sono le classi energetiche esistenti? E come si fa a calcolare la classe energetica della propria casa? Tutte le risposte sul blog di Climamarket. La classe energetica di una casa è un valore che sta ad indicare l'efficienza energetica dell'edificio. La classificazione energetica delle abitazioni è particolarmente importante, sia perché influisce inevitabilmente sui costi di gestione e manutenzione, ma anche per il suo ruolo sul valore di mercato dell'immobile e sull'impatto ambientale. Dal 2013, per determinate operazioni immobiliari e per richiedere un Bonus Casa è obbligatorio il cosiddetto Attestato di Prestazione Energetica (APE), vale a dire un documento che permette di valutare l'efficienza energetica degli immobili e contemporaneamente di individuare determinati interventi di miglioramento, così da rispettare gli obblighi del legislatore e garantire alla propria casa una maggiore ecosostenibilità. In questo approfondimento di Climamarket vedremo dunque come calcolare la classe energetica della nostra casa, perché questa è importante e soprattutto come migliorarla, abbracciando così le novità green della normativa in vigore. Cos'è e come calcolare la classe energetica di una casa Calcolare la classe energetica della propria casa, e cioè la sua capacità di utilizzare l’energia in modo efficiente, è fondamentale quando vogliamo affittare o vendere l'immobile, ma anche perché ci permette di conoscere i costi associati alla gestione dell’energia dell'edificio. Come già detto, infatti, dal 2013 è stato introdotto l’obbligo di allegare l'APE per alcune operazioni immobiliari, rendendo il calcolo della classe energetica per le case un aspetto di grande importanza sul fronte normativo e ambientale. In tal senso, si utilizza una scala di valutazione che va dalla lettera A (che indica la maggiore efficienza energetica) alla lettera G (che invece è associata alla minore efficienza energetica). La classificazione energetica delle abitazioni e degli appartamenti tiene conto di tutta una serie di parametri, tra cui l’isolamento termico delle pareti e del tetto, il tipo di infissi, l'impianto di riscaldamento e quello di produzione di acqua calda sanitaria, e l'eventuale presenza di fonti di energia rinnovabile come possono essere i pannelli solari fotovoltaici e termici. Come ottenere la classe energetica della propria casa Per calcolare la classe energetica della propria casa, e ottenere l'Attestato di Prestazione Energetica, è necessario rivolgersi a un tecnico specializzato in materia, che eseguirà una serie di verifiche e analisi strutturali. Il documento elenca e descrive tutte le caratteristiche energetiche di un’abitazione, appartamento o edificio, e in base a queste informazioni il tecnico potrà assegnare una classe energetica all'immobile. La classificazione energetica delle abitazioni può essere determinata anche tenendo conto del consumo energetico annuo per metro quadro utilizzato per il riscaldamento durante la stagione invernale. Questo indice è espresso in kWh/m² all'anno, e tecnicamente si definisce "consumo di energia primaria non rinnovabile per unità di superficie utile annua". La classe energetica migliore è dunque associata ad un consumo più basso, seguendo gli stessi coefficienti dalla A alla G visti in precedenza. In particolare abbiamo: A+ per un consumo di 15 kWh/anno per metro quadro; A tra i 15 e i 30 kWh/anno per metro quadro; B 31-50 kWh/anno per metro quadro; C 51-70 kWh/anno per metro quadro; D 71-90 kWh/anno per metro quadro; E 91-120 kWh/anno per metro quadro; F 121-160 kWh/anno per metro quadro; G oltre i 160 kWh/anno per metro quadro. In questo modo è più semplice e immediato valutare la nostra casa, sia dal punto di vista del mercato immobiliare che per la gestione sostenibile dell'energia. Come migliorare la classe energetica di un immobile Il calcolo accurato della classe energetica di una casa è utile anche per fare una valutazione degli eventuali interventi per il miglioramento della sua efficienza energetica. Ciò non significa solo scegliere il migliore condizionatore a risparmio energetico tra i tanti disponibili sul mercato, ma soprattutto procedere con una riqualificazione energetica mirata. Gli interventi più comuni atti a migliorare l'efficienza energetica di un immobile sono la coibentazione delle pareti esterne, dei pavimenti e dei soffitti, la sostituzione degli infissi con varianti a basso emissivo, l'installazione di valvole termostatiche, di caldaie a biomassa o di pompe di calore più efficienti, o ancora l’installazione di impianti fotovoltaici o solari termici. Investire nella riqualificazione energetica della propria casa è consigliabile non solo per migliorarne la classe energetica e ridurre i costi di gestione, ma anche per non lasciarsi trovare impreparati dalla nuova direttiva europea Casa Green, recentemente approvata dall'Europarlamento e dedicata al miglioramento delle performance energetiche degli edifici. È comunque importante sottolineare che le spese sostenute per gli interventi di riqualificazione saranno ammortizzate nel lungo termine dalle minori spese in bolletta e dalla possibilità di accedere agli incentivi fiscali associati all'Ecobonus. Come se non bastasse, il valore economico dell'immobile aumenterà assieme al benessere dei suoi abitanti, grazie a impianti più performanti, ridotti costi di mantenimento e maggiore attenzione alla tutela ambientale.

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